A Roma al Complesso del Vittoriano fino al 1 luglio in mostra “Dalì, un artista, un genio”
Come il titolo lascia intuire l’impronta dell’esposizione è l’uomo Dalì: la sua faccia presente nei numerosi scatti di Philippe Halsmann,
le sue trovate, la sua voce di forte suggestione nei numerosi filmati presentati sui monitor.
Interessante è l’idea, il fil rouge del percorso espositivo che è il legame profondo fra l’opera dell’artista spagnolo e l’Italia sin dall’opera più antica della mostra, del 1921,”L’autoritratto con il collo di Raffaello”,

non un puro omaggio ma una vera rielaborazione formale e stilistica.
Si segue poi, in ordine cronologico, l’evoluzione dell’opera dal periodo cubista degli anni venti al passaggio al surrealismo degli anni trenta come il piccolo ma splendido “Le sentiment de vitesse” del 1931” o l “Angelus” architettonico di Millet del 1933

Delicato, onirico la fantastica Gradiva retrouve les ruines antropomorphes (fantasie rétrospective) – Gradiva ritrova le rovine antropomorfiche (fantasia retrospettiva).

Raccontati viaggi in Italia e gli incontri con Visconti, Fellini le collaborazioni con la casa di produzione Alessi e la Piaggio , i libri e ancora i disegni originali delle illustrazioni di Don Chisciotte pubblicata a fascicoli sul “Tempo”
Mostra affascinante come Dalì.

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